NO More Cover Bands Anymore!

Destroy All Cover Bands!
Destroy All Cover Bands!

Gli anni duemila(dieci) sono devastati da un fenomeno musicale dilagante: quello delle cover band. I locali dove viene concesso di suonare musica dal vivo sono ormai da tempo colonizzati da un’incalcolabile marmaglia di questi sottoprodotti del mercato della nostalgia. Costoro si adoperano attivamente per distruggere classici e meno classici dell’intrattenimento musicale generalmente identificato come rock (di tutti i sottotipi & etichette) eseguendone versioni asfittiche il più possibile simili all’originale (secondo loro) o con arrangiamenti dettati tutt’al più dalla timidezza o dalla mancanza di uno strumento. Una vecchia pratica in realtà, questa, scoperta tanto tempo fa dai jazzisti, buona parte dei quali vivacchia ancora oggi rifriggendo i famosi standard.

No cover band
No more cover bands!

Versione terminale delle cover band sono le tribute band, fenomeno in cui interviene anche la mentalmente perniciosa condizione di fan. In questo caso il meccanismo di replica asfittica è lo stesso ma applicato a un modello solo – per quanto auspicabilmente da dimenticare esso stesso. Qui, il morbo ha preso il sopravvento e di musicale (forse di umano) è rimasto assai poco. Come si spiegherebbe altrimenti l’esistenza di complessini che tributano i loro sforzi a replicare i Genesis, i Queen, gli Europe o persino (scusate il termine) i Pooh?

E’ giunta l’ora di dire basta a questa deriva da copisteria. E’ giunta l’ora di ricacciare i replicanti nelle loro tane tappezzate di posterini con dedica. E’ il momento di suonare roba propria, non importa quanto orrenda. Volete fare una cover? Perfetto, prendete il pezzo originale e rivoltatelo come un calzino, fatene un’altra cosa. I dischi, i CD, gli MP3 stanno lì proprio per questo – per non dover replicare sempre tutto.

NO more cover bands anymore! (sul refrain di No More Heroes degli Stranglers).

i Parafulmini

Advertisements